Una famiglia svedese si trova in vacanza in un resort sulle Alpi francesi. Durante un pranzo su una terrazza una valanga si avvicina pericolosamente: la madre istintivamente si getta per proteggere i due figli piccoli mentre il padre fugge prendendo con sé telefono e guanti. La valanga sia arresta poco prima della terrazza ma oramai le dinamiche familiari sono profondamente cambiate.
Premio Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2014, più che un film potrebbe essere un trattato di sociologia. Partendo da una domanda - come reagiscono gli esseri umani di fronte a una situazione di pericolo? - il regista svedese Östlund sviluppa un'analisi psicologica della famiglia e delle singole dinamiche che si sviluppano spingendo lo spettatore a interrogarsi sulla natura umana in generale, ma anche a porre qualche domanda al proprio io interiore.
La messa in scena, sfruttando la maestosità e la pericolosità delle montagne innevate e con un uso abbondante di inquadrature fisse, fa da ispirato accompagnamento visivo ai turbamenti psicologici in cui i protagonisti sono piombati e che, quasi come un virus, intaccano anche le certezze delle persone che li circondano. Nonostante le premesse possano far pensare a toni drammatici, il regista invece sceglie un taglio ironico e divertente che rende la visione più leggera e permette di giocare anche sui luoghi comuni delle persone scandinave algide e distaccate in ogni situazione.
Complessivamente si tratta quindi di un film che riesce a trattare tematiche complesse senza essere didascalico lasciando cosi spazio a chi guarda il compito di porsi domande in base alla propria sensibilità . Unico neo, un finale stiracchiato e fin troppo metaforico che lascia un lieve retrogusto amarognolo ma che non abbassa la forza complessiva della pellicola.


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